Malattie da Prioni:
variante o nuova variante
della Malattia di Creutzfeldt-Jakob (vCJD o nvCJD)
 

 

 

·   Introduzione

·     Cosa sono i Prioni?

·   RIASSUMENDO: MALATTIE DA PRIONI

·   Variante della malattia di Creutzfeldt-Jacob (vCJD)

·   Quadro Clinico ed Anatomopatologico

·   Diagnosi

·    Terapia

·     Profilassi

·     Conclusioni

·     Bibliografia

Una breve ricostruzione storica dei fatti e alcune premesse generali.

Ricostruzione storica

·     Introduzione

·     Il meccanismo

·     L' epicentro del terremoto BSE

·    I rischi

·    Lavori pubblicati sull’argomento nel mondo scientifico

Introduzione

I Prioni sono gli agenti eziologici delle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili (Transmissible Spongiform Encephalopathies, TSE anche denominate Subacute Spongiform Encephalopathies, SSE ): si tratta di un gruppo di malattie degenerative che colpiscono il Sistema Nervoso Centrale dell'uomo e degli animali.

Negli animali le Malattie da Prioni sono spesso malattie epizootiche che possono diffondersi a specie animali differenti attraverso varie vie, ivi inclusa l'ingestione di carni infette. Hanno un lungo periodo di incubazione, un decorso progressivo e portano a modificazioni spongiformi del SNC. Possono manifestarsi come malattie infettive, sporadiche o genetiche. Il Prione patologico può formarsi ex-novo in un organismo animale con meccanismo che descriveremo in seguito, od essere trasmesso come agente infettivo.

Le Malattie da Prioni sono quindi uniche nel loro genere, potendo avere sia un'eziologia genetica che un'eziologia infettiva: nel secondo caso rientrano nel più vasto gruppo di quelle che sono denominate Infezioni lente del Sistema Nervoso.

Dopo la prima descrizione di Jakob e Creutzfeldt sono state descritte altre 5 malattie che ora vengono raggruppate sotto il nome di Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili o Malattie da Prioni, nell'uomo:

1 - forma classica della Malattia di Creutzfeldt-Jakob (solitamente sporadica, genetica nel 10-15% dei casi, nella quale l'origine dei Prioni è sconosciuta e la cui incidenza aumenta con l'età).

2 - forma trasmissibile della Malattia di Creutzfeldt-Jakob (dovuta all'introduzione dei prioni nel SNC attraverso materiali infetti direttamente nell'encefalo od indirettamente da organi periferici). Fino a qualche anno fa le uniche possibilità di contagio erano jatrogene (trapianto di cornee, innesti di tessuti infetti, impianto di elettrodi infetti nel cervello. E' ben noto il caso, passato alla storia, di un neurochirurgo che si sarebbe infettato durante un intervento su un paziente affetto dalla malattia.

3 - Kuru (presente nelle poplazioni indigene della Nuova Guinea, probabilmente riconducibile alla diffusione del Prione attraverso la pratica del cannibalismo), che menzioniamo solamente.

4 - sindrome di Gerstmann-Straussler-Scheinker (genetica, ereditarietà dominante dovuta a diverse variazioni genetiche dei Prioni), che menzioniamo solamente.

5 - insonnia fatale familiare (genetica), che menzioniamo solamente.

6 - variante o nuova variante della Malattia di Creutzdeldt-Jakob (vCJD o nvCJD ), differente dalle precedenti 1, 2, 3, ha una diffusione sporadica e colpisce individui molto più giovani.

Più di 15 differenti specie di mammiferi sono state riconosciute affette da Malattia da Prioni].

L'Encefalopatia Spongiforme Bovina (Bovine Spongiform Encephalopathy, BSE , mad-cow-disease) è stata identificata, oltre che nella mucca, nel topo, nel gatto domestico, in alcune specie esotiche di ruminanti, nella scimmia]. La BSE e l'Encefalopatia dei visoni potrebbero essere il risultato dell'alimentazione di queste specie con prodotti animali infetti da Scrapie.

L'agente infettivo dello Scrapie potrebbe essere stato trasmesso alla mucca nei primi anni 80, quando è stato abbandonato l'uso di solventi organici nella preparazione del MBM (Meat and Bone Meal, mangime di origine animale per i bovini). La comparsa dell'epidemia sarebbe poi stata accelerata dal riciclaggio di carni bovine infette prima del riconoscimento della BSE. Una esclusiva serie di fattori ha fatto sì che l'epidemia sia inizialmente comparsa e rimasta confinata in Gran Bretagna.

L'epidemia di BSE in Gran Bretagna è iniziata nel Novembre 1986, culminando nel 1992 (con comparsa di oltre 3000 nuovi casi al mese). L'epidemia è comparsa simultaneamente in regioni differenti ed in animali di differenti razze e dimensioni. L'epidemia si è propagata in modo più importante nel sud del Paese, la sua espansione ha seguito lo stesso andamento temporale in tutte le regioni, e la sua distribuzione sembra correlabile ai fattori che hanno influenzato la quantità di materiale infetto riciclato alla quale il bestiame è stato esposto.

L'incidenza della malattia sta aumentando ora anche in altri Paesi, probabilmente a causa del consumo di carne di animali nella fase subclinica della malattia. La malattia avrebbe infatti un periodo di incubazione di circa 5 anni. Nelle mucche da latte in fase subclinica è stata riscontrata una lieve alterazione del metabolismo energetico.

Anche nei Paesi dove non si sono verificati casi di BSE, sono stati registrati cali nel consumo di carni bovine.

Cosa sono i Prioni?

Il termine Prione è stato coniato nel 1982, per denominare l'agente eziologico delle TSE. Si tratta di una particella infettiva di natura proteica (glicoproteina), priva di acido nucleico e resistente quindi all'azione degli enzimi che distruggono l'RNA ed il DNA.

La sua struttura ultramiscroscopica è diversa da quella dei virus e pertanto non può essere considerato nè un virus nè un viroide (cioè una struttura dotata di acido nucleico), nè tantomeno un fungo, un batterio od un parassita.

L'isoforma fisiologica della proteina Prionica (PrPC, Prion related Protein) è presente sulla superficie di tutte le cellule nucleate, ma è maggiormente espressa nei neuroni e viene codificata da un gene situato sul braccio corto del cromosoma 20 dell'uomo. Il suo ruolo è sconosciuto, si sa che è una proteina che lega il Rame.

 

La proteina Prionica esiste però in due isoforme, che hanno peso molecolare e sequenza aminoacidica identici ma differiscono nella struttura terziaria e quaternaria: PrPC (o PrP-sens), isoforma normale già sopracitata, sensibile a detergenti e proteasi, e PrPSc (o PrP-res), isoforma patologica, parzialmente resistente a detergenti e proteasi, che quando viene trattata con queste sostanze dà origine alla PrP27-30.

PrPSc e PrP27-30 sono correlate invariabilmente con le TSE e l'isoforma PrPC presenta un polimorfismo associato specificamente con alcune TSE.

 

Si ipotizza che l'isoforma PrPSc trasmetta la sua caratteristica resistenza all'isoforma PrPC, e che questo provochi un accumulo di materiale proteico che causerebbe la malattia. Questo tipo di modificazione strutturale, da una conformazione prevalentemente alfa-elicoidale ad una forma denominata beta-PrP è stata riprodotta in vitro, e l'attitudine della forma beta-PrP a costituire aggregati fibrillari sembra fornire un plausibile meccanismo molecolare della propagazione del Prione.

I Prioni identificati nella vCJD hanno proprietà fisico-chimiche simili a quelli della BSE ed di alcuni casi di Scrapie.

E' stato riscontrato che soggetti omozigoti per la metionina in una specifica zona del gene che codifica la proteina Prionica possono presentare una particolare suscettibilità a questa infezione.

La scoperta di mutazioni nel gene (PRNP) che codifica la PrPC in pazienti con Malattia di Creutzfeldt-Jakob familiare dimostra che in questa particolare forma l'origine della malattia sarebbe genetica (Malattia da Prioni ereditaria). Attualmente questa forma può essere diagnosticata mediante l'analisi del DNA leucocitario.

Nei lemuri, che hanno la più alta suscettibilità a contrarre attraverso la via orale una Malattia da Prioni derivati dalla BSE, è stato descritto il più corto allele che codifica la proteina Prionica; non è ancora chiaro se questo riscontro possa avere in futuro una qualche rilevanza applicativa.

RIASSUMENDO: MALATTIE DA PRIONI

·         L’infettività passa attraverso filtri con pori di piccole dimensioni (50nm)

·         L’agente non è distrutto dalla bollitura nè dalla sterilizzazione standard in autoclave a 121C° per 15 min, nè dall’alcol, formaldeide e gluteraldeide o dai raggi UV

·         Viene inattivato dall’ipoclorito di sodio al 2% per 1 ora o con una sterilizzazione a 134-138C° per 18 min.

·         L’infezione è trasmessa per inoculo di materiale infetto per via i.p. o intracerebroventricolare, ma anche per os, anche se la trasmissione per via orale è meno efficiente.

·         La barriera di specie produce un considerevole allungamento della infettività tra specie, dopo di che l’agente infettante si adatta alla nuova specie, il periodo d’incubazione si accorcia e veine acquisita stabilmente la capacità patogenetica

·         Il passaggio di specie spesso richiede un ospite intermedio:

ad es.

pecoramuccauomo

ma non

pecorauomo

muccatopocriceto

ma non

muccacriceto

Variante della malattia di Creutzfeldt-Jacob (vCJD)

Questa forma clinica è stata descritta per la prima volta nel 1996 in Gran Bretagna (10 casi, il più giovane dei quali aveva 16 anni) e costituisce un eclatante link tra le TSE umane e quelle del restante regno animale. Nello stesso anno veniva segnalato un caso anche in Francia.

La comparsa della vCJD ha coinciso temporalmente e geograficamente con la comparsa della BSE. Uno Studio relativamente recente che utilizza i dati epidemiologici disponibili analizzandoli con un modello matematico, trova che il periodo di incubazione sarebbe circa di 9 anni e che almeno il 20% dei casi diagnosticati all'epoca sarebbero stati contagiati prima del 1986.

Una revisione dei casi clinici di soggetti di età compresa tra i 15 ed i 44 deceduti nel periodo 1979-1996 in UK non evidenzia alcun caso di decesso riferibile alla forma classica di CJD: ciò rende estremamente significativa la segnalazione di un rapido aumento dei casi di vCJD in questo gruppo d'età.

Questa nuova malattia presenta un quadro clinico e neuropatologico distinto dalla forma classica di CJD, e soprattutto è stata descritta in adolescenti e giovani adulti, cioè in pazienti che NON sono colpiti dalla forma classica di CJD. Il paziente più giovane ha iniziato a sviluppare i sintomi della malattia a 12 anni.

Appare ormai indiscusso che la malattia è causata dalla trasmissione dell'agente eziologico della BSE (PrPSc) all'uomo verosimilmente a causa dell'ingestione di carni bovine infette: in Gran Bretagna, Paese dove a tutt'oggi l'incidenza della BSE è la più elevata, continuano a venire seganalati nuovi casi di vCJD. Il primo caso di vCJD istologicamente confermato post-mortem è stato riportato in Francia nel 2000.

Ad agosto 2000 uno Studio stimava che il numero di nuovi casi di vCJD è aumentato del 23% all'anno dal 1994 al 2000, ed il numero di decessi è aumentato del 33% dal 1995 al 2000.

A dicembre 1997 i casi diagnosticati di vCJD erano 25, ad ottobre 2000 erano 79, ma dato il lungo periodo di incubazione, non sono ancora terminate le conseguenze dell'immissione tra la fine degli anni '80 ed i primi anni '90 di carni infette nella catena alimentare. Da recenti notizie stampa il numero è ancora salito a novembre 2000: in Gran Bretagna 84 casi (di cui 74 deceduti), in Francia 3 casi (dei quali 2 deceduti), 1 caso in Irlanda (Panorama 23/11/2000).

Oltre che attraverso la catena alimentare, alcuni Studi suggeriscono che l'infezione possa essere trasmessa per contagio intraspecifico nell'uomo attraverso trasfusione di sangue infetto di donatori in fase subclinica. In questo senso le trasfusioni di emoderivati deleucocitati possono costituire una misura precauzionale nei confronti del rischio di contagio, dal momento che il Prione pare propagarsi dalla periferia al SNC attraverso le cellule del sistema linfatico.

Essendo l'agente infettivo resistente ai comuni metodi di sterilizzazione, esso può inoltre essere trasmesso attraverso materiale sanitario infetto, sia negli ospedali che negli studi dentistici. In campo odontoiatrico, il rischio è inoltre riconducibile anche all'utilizzo di materiale osseo sostitutivo di provenienza bovina (BGS, Bone Graft Substitute) per applicazioni dentali ed innesti, in alternativa a materiale sintetico ed autologo.

Il rischio di contagio per contaminazione ambientale attraverso l'assunzione di acqua pare invece remoto, come pure pare sicuro l'utilizzo di un sostituto del plasma derivato dall'osso di bovini.

Quadro Clinico ed Anatomopatologico

Chiariamo subito che la forma primitivamente descritta da Creutzfeldt e Jakob ha un quadro clinico differente dalla vCJD, trattandosi di una malattia caratterizzata da una forma di demenza lentamente progressiva con segni di interessamento piramidale ed extrapiramidale e tipiche alterazioni dell'EEG, quindi si tratta di due forme già clinicamente distinte, anche se può far comodo ingenerare a questo riguardo confusione nella popolazione.

I primi sintomi della vCJD sono tipicamente disturbi del comportamento (quindi sintomi psichiatrici), che colpiscono individui giovani e che possono essere accompagnati o preceduti da sintomi di ordine generale e da disturbi della vista e dell'equilibrio]. Compare in breve tempo una grave demenza rapidamente progressiva, scosse miocloniche ed atassia cerebellare che rapidamente vengono seguite da alterazioni del sensorio fino al coma ed alla morte. La malattia è infatti sempre mortale, in genere entro 1 anno dall'esordio.

Le alterazioni neuropatologiche sono caratteristiche e sono presenti a livello corticale (cerebrale e cerebellare). Si tratta di una perdita diffusa di neuroni, gliosi, placche PrP-positive e la presenza di vacuolizzazione delle zone colpite, denominata appunto stato spongiforme, da cui il nome della malattia, Encefalopatia Spongiforme Subacuta. L'accumulo di Prioni è estesamente presente anche nel tessuto linfatico, mentre è assente i tutti gli altri tessuti non-nervosi. Anche il quadro anatomopatologico è ben distinto da quello della forma classica di CJD].

Diagnosi

La diagnosi di vCJD è una diagnosi di morte certa, preceduta dallo sfacelo fisico e mentale del paziente, e può essere difficile da porre anche per questo motivo. Spesso la conferma si ottiene solo post-mortem. In questa forma l'EEG non aiuta nella diagnosi (a differenza della forma classica di CJD, dove compare una tipica alterazione dell'EEG), e neppure l'esame del Liquor, che non è in grado di discriminare tra le due forme della malattia. Possiamo dire che però la negatività dell'EEG (assenza di pseudoperiodismo) associata alla positività del Liquor (presenza della proteina 14-3-3) può indirettamente suffragare la diagnosi clinica di vCJD. Nei pazienti con CJD è stato riportato anche un aumento dei livelli sierici della proteina S100, proposto come marker biochimico di malattia da alcuni ricercatori tedeschi.

Tra le possibilità di diagnosi in vita, vanno incluse metodiche di Neuroimaging, la biopsia cerebrale, la biopsia tonsillare.

L'accumulo del Prione patologico della vCJD nel tessuto linfatico avviene solo in questa malattia e non nelle altre malattie da Prioni. L'imunocitochimica è in grado di identificare la presenza del Prione patologico (PrPSc) anche in tessuti diversi dal cervello, quali gangli sensitivi e tessuto linfatico (tonsille, appendice).

Recentemente è stata messa a punto una metodica che permette di diagnosticare la malattia attraverso l'esame di materiale proveniente da biopsie tonsillari e che può essere applicata su larga scala. Non è però ancora noto in quale fase del periodo di incubazione il test possa risultare positivo. Lo studio della prevalenza dell'infezione subclinica su materiale proveniente da tonsille ed appendici di soggetti asintomatici, soprattutto al di sopra dei 10 anni di età, oltre a permettere di diagnosticare la malattia nel periodo di incubazione può anche fornire dati da utilizzare attraverso modelli matematici per la previsione dell'entità di future epidemie.

Uno Studio retrospettivo su 3000 campioni di biopsie tonsillari ed appendicolari recentemente eseguito non ha rilevato la presenza di alcun tessuto infetto, mentre uno Studio retrospettivo eseguito su materiale cerebrale di 200 pazienti evidenzia come la PrPC (l'isoforma non patologica) possa essere aumentata nel cervello umano in condizioni patologiche differenti dalla vCJD, il chè richiede particolare scupolo nella valutazione del materiale con metodi immunoreattivi per i Prioni.

E' stata inoltre sviluppata un'altra metodica che permette di identificare il Prione patologico (PrPSc) nei tessuti con una tecnica differente da quella sopra riportata e sensibilie anche a bassissimi livelli di PrPSc.

Ultimamente i recenti progressi nella comprensione della biologia molecolare della proteina Prionica hanno permesso lo sviluppo di metodiche che si auspica saranno in grado di identificare le componenti dell'isoforma patologica del Prione nel Liquor e nel sangue.

Terapia

Non esiste nessun trattamento per questa malattia: la profilassi è quindi l'unico mezzo a nostra disposizione per tenere questa forma sotto controllo.

Profilassi

Il rischio di contrarre la vCJD dipende da due variabili: la suscettibilità del singolo individuo all'agente eziologico della BSE (ricordiamo quanto detto sopra sulla predisposizione genetica a sviluppare l'infezione) e la possibilità di escludere tessuti di animali infetti in fase ancora subclinica dalla catena alimentare dell'uomo.

A ciò si aggiunge la particolare resistenza del Prione patologico alle normali tecniche di sterilizzazione usate routinariamente nei servizi ospedalieri. Infatti l'agente infettivo resiste alla bollitura, alla formalina, all'alcool ed alle radiazioni UV. Può essere inattivato in autoclave (132°C ad 1Kg/cm2 per 1 ora) o per immersione nell'ipoclorito di sodio (al 5% per 1 ora). Tutto ciò che è a rischio di essere infetto va, ove possibile, trattato con adeguati disinfettanti, in alternativa va incenerito.

Conclusioni

L'evidenza ormai indiscussa che riconosce il coinvolgimento dello stesso agente eziologico nella BSE e nella vCJD suggerisce che siamo di fronte alla rottura della barriera interspecie, che ha fatto sì che la BSE sia stata trasmessa all'uomo, presumibilmente attraverso la dieta.

Ciò è accaduto perchè animali erbivori sono stati traformati in carnivori ed addirittura cannibali nell'ottica di una maggior produzione di carne per scopi alimentari, fonte di immensi profitti. D'altra parte le risorse alimentari fisiologiche di questi animali non appaiono più sufficienti per sfamare il grande numero di individui necessario per far fronte alle richieste del mercato.

E' quindi necessario che i Governi e gli Organismi preposti al controllo della Salute prendano provvedimenti, che comprendano, oltre che sistemi di controllo sugli animali macellati, anche una ben più importante campagna di educazione alimentare, che convinca i consumatori a ridurre la quantità di carne nella loro dieta: di tutti i tipi di carne, perchè ciò che adesso sta accadendo ai bovini potrà, mantenendo gli stessi sistemi di nutrizione forzata e contro natura, verificarsi anche in altre specie animali.

Non è cioè sufficiente, perchè ecologicamente non sostenibile, "spostare" la richiesta verso carni diverse da quelle bovine. Il consumo globale di carne deve venire radicalmente ridimensionato. Considerato che la carne NON è un alimento indispensabile.

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Una breve ricostruzione storica dei fatti e alcune premesse generali.

1) L'encefalopatia spongiforme bovina ( BSE) è una delle diverse forme di malattie degenerative trasmissibili del cervello. Altre malattie simili si presentano nelle pecore (chiamata scrapie), nel visone, nell'alce e recentemente anche nel gatto domestico, oltre che nell'uomo, come vedremo. La maggioranza di queste malattie è presente nel Regno Unito, dove nel 1986 si è registrato il primo caso accertato nei bovini; la causa di questa malattia nei bovini è stata individuata nell'utilizzo nella catena alimentare di farine prodotte con carcasse di pecore infettate ( la malattia nelle pecore era conosciuta da moltissimo tempo).

2) Nel 1988 viene proibito nel Regno Unito l'uso di carcasse ovine nella produzione di farine animali, nel periodo 1986-1995 si verificano comunque più di 150.000 casi, gia nel 1995 risultavano infezioni da BSE anche in altri 10 paesi tra cui Italia, Francia, Eire, Svizzera, Portogallo.

3) Nello stesso periodo si verificavano in Inghilterra una serie di casi di encefalopatia degenerativa umana in persone giovani (fino ad oggi sono circa 90 in tutta Europa con mortalità 100%). Fino ad allora la principale malattia, corrispondente nell'uomo della BSE, si manifestava esclusivamente in soggetti anziani, la malattia di Creutzfeldt-Jacob (CJD), che fa in Italia circa 30 morti l'anno. Una forma della stessa malattia, molto rara, fu scoperta dal Nobel D. Carleton Gajdusek in una remota tribu della Nuova Guinea, i Fore, che usavano cibarsi ritualmente del cervello dei morti, questa malattia è chiamata Kuru. Il divieto delle autorità di praticare il cannibalismo ha oggi eliminato questo focolaio. Altre malattie correlate nell'uomo sono la Fatal familial insomnia (FFI) e la Gerstmann Straussler and Scheinker sindrome (GSS), una variante ereditaria della malattia di Creutzfeldt-Jacob, che interessa sempre soggetti adulti.

Il fatto che le vittime inglesi fossero giovani ha immediatamente posto l'attenzione sul fattore alimentare. La malattia puo' iniziare in tre modi. L' organismo inizia a sintetizzare la forma pericolosa al posto di quella normale, perche' portatore di un' alterazione genetica ereditata: in tal caso si hanno le malattie ereditarie come l' insonnia familiare fatale dell' uomo. Lo stesso processo viene avviato da un' alterazione genetica sporadica che insorge nel corso della vita, ma non e' stata ereditata: questo avviene per la malattia di Kreutzfeldt-Jakob, che puo' colpire l' uomo in eta' senile; il 10-15% dei casi e' pero' ereditario, ed una piccola frazione e' iatrogena trasmessa accidentalmente nel curare altre patologie, con trapianti o strumenti contaminati. Il prione modificato viene assunto dall' esterno, per contagio

4) Gli scienziati che hanno cercato l'agente infettivo alla base di tutte queste malattie non hanno mai individuato un virus (il candidato più probabile) o un qualsiasi altro organismo. Estratti di tessuti infetti trattati con massicce dosi di radiazioni e sterilizzanti, in grado di distruggere ogni informazione genetica, hanno comunque trasmesso la malattia.

5) Prusiner scopri che trattando i tessuti infetti con sostanze che "sciolgono" le proteine, questi non infettavano i tessuti sani. Ulteriori indagini lo portarono a individuare una particolare forma modificata di una normale glicoproteina come elemento infettante, la proteina "normale" è una componente utilizzata dal nostro organismo sopratutto per il funzionamento del sistema nervoso centrale. In particolare l"avvolgimento", ovvero la forma assunta nelle 3 dimensioni dalla macro-molecola della proteina, risultava anomalo, tale da resistere, ad esempio, alla digestione. Per le sue ricerche Prusiner ha avuto un Nobel.

6) La forma anormale della proteina è in grado di far cambiare forma alle proteine sane, che si accumulano nelle cellule, provocandone la degenerazione e la morte. Gli ammassi vescicolari presenti nel tessuto cerebrale delle vittime, che diventa simile ad una spugna, sono composti proprio da queste proteine modificate, inutili al funzionamento dell'organo. Questo agente proteico infettante è stato definito Prione dal suo scopritore.

7) L'incubazione della malattia è molto lunga, si pensa che il prione sia portato a livello dei nodi linfatici e possa incubare nei linfonodi per anni e anni, prima di esplodere nella fase finale. Il risultato della malattia è la morte del soggetto. Non esistono al momento nemmeno ipotesi per una eventuale cura.

In sintesi è dimostrato che la malattia umana deriva da quella delle mucche e ne è una variante. Recentemente la valutazione definitiva sull'origine della malattia è stata data dalla Commissione Europea, che ha stabilito ufficialmente il ruolo dei prioni. Queste conferme chiariscono in modo definitivo il dibattito che contrapponeva gli scienziati sull'argomento, anche se il fatto che si sia stabilito il ruolo dei prioni non chiarisce di per se, come vedremo, l'effettiva natura del processo infettivo.

Alla fine di questo prima analisi dello stato attuale delle conoscenze si possono affermare alcune conclusioni

A) Il fattore attuale di rischio non è quantificabile, vi è incertezza sull'effettiva incidenza sulla popolazione del morbo, ma i numeri dati dagli osservatori europei indicano comunque ad oggi una mortalità risibile in confronto ad altri fattori di rischio. Se vogliamo usare una similitudine macabra, un fumatore che non consumasse bistecche per evitare la "mucca pazza", allo stato attuale delle conoscenze, è come un condannato che si preoccupa che la lama della ghigliottina sia ben disinfettata.

B) La catena alimentare delle bestie da macello contiene in se rischi altissimi per la salute, il caso della mucca pazza induce un timore particolare, perchè la malattia è inguaribile, ma ricordiamo che l'utilizzo di ormoni e antibiotici è un elemento enorme di rischio, sicuramente più determinante sulla salute della popolazione delle malattie da prioni, almeno fino ad oggi. E' opportuno che tutti noi facciamo più attenzione alla alimentazione ed alle scelte di politica economica che stanno dietro l'organizzazione dell'industria alimentare.

C) La ricerca attuale sulle malattie da prioni dimostra quanto vi sia ancora da fare nel campo della ricerca di base in biologia, ci hanno riempito di notizie, al solito fragorose, sulla ricerca genetica, sui miracoli delle biotecnologie, ma ancora sappiamo ben poco su come funziona il citoplasma, se non riusciamo ad inquadrare in modo organico un fatto cosi importante come la sisntesi di proteine fondamentali.

 

Introduzione

Una parte del mondo scientifico e' ancora in difficolta' nei confronti di una scoperta relativamente recente, e che sembra scuotere uno dei dogmi della biologia.
Tutti i microorganismi, e tra questi tutti gli agenti infettivi precedentemente conosciuti, includono nella loro struttura, per quanto semplificata essa sia, come nel caso dei virus, un quantitativo pur minimo di materiale genetico (DNA o RNA), su cui risiede il "progetto" dell' organismo stesso.

Si e' invece scoperto che una serie di malattie che colpiscono il sistema nervoso, come la malattia di Kreutzfeldt-Jakob, una forma di "demenza senile" dell' uomo, ed il tanto (in realta' troppo poco) discusso "morbo della mucca pazza", sono da attribuirsi ad una semplice proteina (una glicoproteina) che, priva di materiale genetico, e' capace di autoreplicarsi, di causare danni di tipo degenerativo ed irreversibile alle cellule nervose, di passare da uno organismo all' altro, di differenziarsi in ceppi riconoscibili (Collinge et al. 1996, Prusiner 1996)

Questa evanescente particella e' stata battezzata "prione" da Stanley B. Prusiner, il suo scopritore, e tuttora maggiore esperto sull' argomento, che lavora come professore di Neurologia e Biochimica presso la School of Medicine dell' Universita' della California, a San Francisco.
I prioni hanno un' altra sconcertante caratteristica: la comprovata capacita' di infettare organismi di specie diverse da quella del soggetto di provenienza (attenzione, non necessariamente TUTTE le specie diverse: un problema e' proprio stabilire quali).

Se a questo aggiungiamo la grande variabilita' dei tempi di incubazione (si parla di anni e decenni), tanto piu' lunghi in caso di contagio interspecifico (fra specie diverse), ogni invito alla prudenza appare piu' che legittimo.
Sembra inoltre doveroso dare e diffondere informazioni corrette, in modo che ciascuno sia messo in grado di valutare personalmente le poche certezze ed i moltissimi problemi aperti sull' argomento, e orientare liberamente e consapevolmente la propria condotta.

La malattia da prioni piu' diffusa e' probabilmente la "scrapie" degli ovini (una sorta di "pecora pazza"). Scoperta negli anni '20, e' presente ormai ovunque ed e' abbastanza conosciuta da poter costituire un modello per lo studio della BSE (Bovine Spongiform Encephalopathy: la "mucca pazza"). Non sembra trasmissibile direttamente all' uomo, ma si teme che gli ovini attualmente infetti possano essere divenuti serbatoio di ceppi di BSE.

I prioni dunque, sono gli agenti infettivi di malattie trasmissibili. Ma la loro capacita' non si ferma qui. Risultano infatti responsabili anche di malattie ereditarie, e di malattie sporadiche associate a mutazioni somatiche, cioe' ad alterazioni del codice genetico delle cellule colpite (e' da questo tipo di alterazioni che possono originarsi anche malattie devastanti come il cancro).


Il meccanismo

I diversi modi con cui gli atomi di una molecola possono disporsi nello spazio, per mezzo di rotazioni attorno ad uno o piu' legami (fra quelli che uniscono gli atomi costituenti la molecola stessa), si chiama conformazione. Due molecole che differiscano solamente per questa caratteristica si definiscono isomeri conformazionali o conformeri. Le proteine sono molecole fondamentali di tutti i sistemi biologici conosciuti. Sono composte da catene di costituenti base (amminoacidi), le quali possono avvolgersi con due modalita' (conformazioni) principali denominate alfa-eliche e foglietti beta. Le due modalita' possono anche riguardare zone diverse della stessa molecola.

Queste nozioni consentono di comprendere un' ulteriore caratteristica basilare dei prioni, che permette di costruire un modello capace di spiegarne le altre proprieta'.

I prioni sono isomeri conformazionali di costituenti proteici normali (detti PrP, abbreviazione di prion protein) delle cellule nervose degli organismi studiati (Kaneko et al. 1995, Prusiner 1995, Westaway et al. 1995).

Le forme normali risultano presenti in tutti i mammiferi esaminati compreso l' uomo (Prusiner 1995) nonche' nel pollo (Hornshaw et al. 1995). Non se ne conosce la funzione ed esistono motivi per dubitare che ne svolgano una essenziale (Bueler et al. 1993).

Le forme infettive sembrano avere la capacita', anche in provetta, di proliferare trasformando le forme normali in loro conformeri pericolosi (Borman 1994, Prusiner 1995).

Questi ultimi possono a loro volta sia reiterare il processo dando luogo ad un meccanismo di amplificazione, sia accumularsi e ledere le cellule nervose, una volta raggiunta una sufficiente concentrazione.

L' accumulo sembra essere lento ma inarrestabile, in quanto le forme prioniche risultano resistenti alle proteasi (enzimi preposti ad una delle fasi di demolizione delle proteine, nell' ambito di complessi programmi di "riciclaggio" dei materiali cellulari) e non vengono riconosciute dal sistema immunitario dell' ospite .

Inoltre i tessuti infetti, pare possano conservare parte dell' infettivita' anche dopo incenerimento a 360 øC (Brown et al. 1990).

La malattia puo' iniziare in tre modi. L' organismo inizia a sintetizzare la forma pericolosa al posto di quella normale, perche' portatore di un' alterazione genetica ereditata: in tal caso si hanno le malattie ereditarie come l' insonnia familiare fatale dell' uomo.

Lo stesso processo viene avviato da un' alterazione genetica sporadica che insorge nel corso della vita, ma non e' stata ereditata: questo avviene per la malattia di Kreutzfeldt-Jakob, che puo' colpire l' uomo in eta' senile; il 10-15% dei casi e' pero' ereditario, ed una piccola frazione e' iatrogena (trasmessa accidentalmente nel curare altre patologie, con trapianti o strumenti contaminati).
Il prione modificato viene assunto dall' esterno, per contagio. Questa eventualita', accertata da tempo per lo scrapie e' l' unica che puo' rendere ragione dell' andamento epidemico osservato per la BSE.
In tutti i casi parte il lento processo di amplificazione e accumulo, che si conclude con la fase conclamata, associata alla sintomatologia derivata dalla degenerazione delle cellule nervose.

Si tratta quindi di sapere quando e come avviene la trasmissione da un organismo all' altro.

L' ipotesi piu' diffusa e' l' ingestione di tessuti infetti. Le conoscenze sulla scrapie ovina, l' andamento epidemiologico della BSE, ed alcuni risultati sperimentali ed osservativi suggeriscono pero' di prendere in considerazione anche altri meccanismi, alternativi o concorrenti: la trasmissione per via placentare (Foster et al. 1992, Kirkwood et al. 1992, Tamai et al. 1992, Wilesmith et al. 1992, Anonymous 1994, Lacey e Dealler 1994, Wilesmith 1994), la trasmissione diretta (Pattison 1964, Brotherson et al. 1968, Kirkwood e Cunningham 1994), l' inquinamento di stalle, pascoli, ricoveri frequentati da animali ammalati (Palsson 1979). Inoltre l' infettivita' sembra iniziare prima della fase conclamata, durante la fase asintomatica dell' incubazione.


L' epicentro del terremoto BSE

E' da qualche decennio che in zootecnica si usa spesso integrare la razione con le cosiddette farine di carne, ottenute come sottoprodotti della lavorazione degli animali macellati. Carcasse di ovini infetti, avrebbero preso questa via ed innescato e diffuso l' attuale epidemia fra i bovini.
La zootecnia inglese presenta alcune peculiarita' che forniscono una chiave interpretativa del suo insorgere nel Regno Unito (Anon. 1996b):
- compresenza sul territorio di ingenti quantitativi di capi ovini e bovini;
-presenza endemica di scrapie ovina;

 - lavorazione delle carcasse senza fare uso dei solventi organici ed a temperatura particolarmente bassa (<100øC), anche rispetto all' Italia ed alla Francia, ma non alla Svizzera che attua procedure simili, per la produzione di concentrati di proteine animali;

 - razione bovina composta ordinariamente fino al 5% di prodotti cosi' ottenuti.
D' altra parte le previsioni fornite dal MAFF (Ministry of Agriculture, Fisheries, and Food) del Regno Unito sembrano sottostimare ottimisticamente l' andamento osservato dell' epidemia di BSE, andamento che invece potrebbe essere in accordo con le ipotesi di trasmissione placentare, diretta, e causata da inquinamento ambientale. Secondo una circostanziata previsione di Dealler e Kent (1995), tra 1.1 e 3.2 milioni di capi potrebbero essere coinvolti nel periodo 1994-2001. Attualmente comunque risultano essere 160000 i capi morti od abbattuti nelle fase conclamata fino a tutto il 1995.


I rischi

Allo stato attuale delle conoscenze e' estremamente difficile ottenere risposte rapide ai molti interrogativi, perche' non esiste alcuno strumento di diagnosi precoce (Ikegami et al. 1991, Mohri et al. 1992, Groschup et al. 1994, Oberdieck et. al. 1994, Katz et. al. 1995). Per sapere se un certo campione di tessuto e' infetto e' necessario iniettarne un estratto in un topo e attendere circa due anni gli eventuali sintomi. Si possono dimezzare i tempi usando topi geneticamente modificati (Collinge et al. 199) ma nessun controllo immediato e' oggi possibile, se non sui tessuti cerebrali manifestamente danneggiati.

Attualmente le specie a cui e' stata trasmessa la BSE sembrano essere 16, e la malattia e' stata diagnosticata in 11 paesi (Lacey 1993, Bradley 1994, Kaaden et al. 1994). L' infettivita' interspecifica per via orale dell' encefalopatia spongiforme e' stata messa bene in evidenza in seguito ai molti decessi conseguenti alla somministrazione di carni bovine o ovine infette ad animali dei giardini zoologici (Jeffrey e Wells 1988, Kirkwood et al. 1990, Willoughby 1992, Peet e Curran 1992, Lacey 1993).
Per quanto concerne i rischi per la popolazione umana, sono da valutare i 10 casi di individui, tutti del Regno Unito e tutti eta' inferiore a 42 anni (27 anni di eta' media) che hanno contratto un' encefalopatia spongiforme simile alla CJD, ma non associata alle caratteristiche anomalie del corredo genetico delle cellule attaccate (Anon. 1996c, Will et al. 1996), a cui, secondo Prusiner (1996) se ne sono ultimamente affiancati altri 5.

E' poi interessante osservare che l' ACDP (Advisory Committee on Dangerous Pathogens 1994) del Regno Unito ha prodotto un rapporto sulla possibilita' di contagio da parte degli operatori professionalmente coinvolti nella manipolazione di tessuti infetti, che richiama quanto pubblicato negli USA molto tempo prima (Chatigny e Prusiner 1980): le TSE (Transmissible Spongiform Encephalophaty) umane vengono definite tutte infettive e ad alto rischio, la scrapie ovina non infettiva fino a prova contraria, e per quanto riguarda la BSE e le rimanenti TSE si richiede di considerarle infettive e rischiose fino a prova contraria.

Vengono poi date dettagliate indicazioni (ACDP 1994) circa le precauzioni da prendersi negli ambienti di lavoro, indicazioni che contrastano fortemente con le rassicurazioni date al consumatore dai Ministeri dell' Agricoltura e della Sanita' inglesi (Anon. 1996a, 1996b, 1996c).

In ambito europeo si puo' notare che la normativa EC definisce il cervello come "carne" (Beef), non come "frattaglie" (Beef offal); conseguentemente nei prodotti alimentari lavorati a base di carni bovine possono facilmente e legalmente essere incluse parti (Cervello, midollo spinale, e tutte le cosiddette "frattaglie"), che invece, in altri contesti normativi, sono ritenute ad alto rischio, anche per quanto riguarda la sola manipolazione (Dealler e Lacey 1990).


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 www.marruci.it/malattie_da_prioni.htm